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Gay & Bisex

Il Pompino e la Banana


di Membro VIP di Annunci69.it Grey-Heron
16.02.2026    |    5.531    |    9 8.0
"Dopo una decina di minuti, forse anche meno, sento l’orgasmo salire sempre più impetuoso e incontenibile..."
Il pompino e la banana.

Sono le 07:20 e mi sto beatamente crogiolando sotto le calde coperte, sveglio da poco. Arriva un messaggio ma non mi sorprende.

Un tizio che ogni tanto ha voglia di succhiare, mi chiede se ci sono. Sua moglie oggi fa i turni; è al lavoro dalle 05:00 e lui ha il campo libero. Si può muovere. Non è la prima volta che mi sollazzo con il mio pisello nelle sue fauci di mattina presto. Accade di solito quando la moglie non c’è.

“Tra venti minuti sono li” recita il messaggino. Mi alzo vado in bagno a sciacquarmi l’uccello, anche se so che il tizio ama gli odori pungenti, scendo al piano di sotto, metto sul fuoco la cuccuma del caffè e mi preparo il tavolo per la prima colazione. Indosso solo una tuta felpata, niente mutande e nemmeno i calzini. Improvvisamente suona il telefono. E’ lui. Mi dice che è già davanti al cancello.

“Come” ? Dico io. “Sei già qui”? In sostanza non c’era traffico quella mattina ed era tanta la sua voglia di cazzo, che in men che non si dica era già sotto casa mia.

Esco in cortile nella fredda, umida e nebbiosa mattina. Tutto è grigio e immerso in un silenzio ovattato. Gli alberi spogli si perdono nella nebbia. L’aiuola che avevo vangato ieri è in ordine, la terra scura ancora umida. Il cancello è un varco tra le edere bagnate di rugiada: lo apro piano, e il rumore si dissolve nel silenzio. Eccolo lo sposato voglioso. Lo faccio entrare in casa e gli dico di salire al piano di sopra. Tanto, la strada la conosce molto bene. Torno in cucina, ma sono costretto a spegnere il fuoco, saltare la colazione e posticiparla per il dopo sesso, quando il tizio avrà tolto le tende.

Ma ho un buco nello stomaco e devo mangiare qualche cosa di veloce. Afferro una banana dalla fruttiera sulla vecchia madia e la porto con me al piano di sopra.

Lui è già nudo, si sta togliendo i calzini. Il suo cazzo bello cicciotto e scappellato sembra che abbia tutte le intenzioni di rizzare la testa, ma stamane non ho mica tanta voglia di sbocconcellare alcun uccello. Sono stato molto chiaro in risposta al suo messaggio poco fa. “Se hai voglia, vieni, mi fai un bel bocchino mattiniero, schizzo e te ne vai”. Più chiaro di così! Ovviamente gli stava più che bene, vista la sua voglia di cazzo.

Appoggio la banana sul comodino, mi spoglio nudo come un verme, mi stendo sul letto a gambe larghe e con due cuscini sotto la testa. La mia posizione preferita per ricevere una calda bocca. Il tizio si accomoda carponi tra le mie gambe aperte e appoggia il viso sul mio inguine.

Tiene il cono tra le dita con attenzione, inclinando leggermente la testa per non far colare il gelato. Prima lo osserva un istante, poi si avvicina e lo lecca piano, con la punta della lingua, seguendo il bordo per raccogliere la parte che si scioglie. Questo è ciò che immagino io quando sento la sua lingua che inizia a leccarmi la cappella per poi scivolare giù per l’asta del cazzo fino all’angolo con la coscia destra. Gli ordino di annusare profondamente.

Vedo i suoi occhi che si socchiudono appena al primo assaggio del mio arnese che ha preso una bella forma turgida. Le sue sopracciglia si sollevano in un’espressione di piacevole sorpresa. Le labbra si incurvano in un sorriso soddisfatto, mentre inspira piano dal naso come per assaporarne meglio il profumo. Ogni tanto chiude gli occhi per un secondo, gustando il sapore, poi passa la lingua con cura lungo il cazzo, concentrato e contento, con un’espressione di autentico piacere sul volto. La sua calda bocca inizia a succhiarmi e io eccitato più che mai divento sempre più duro.

Però, il buco nello stomaco l’ho sempre io. Afferro la banana dal comodino e come nulla fosse, la sbuccio lentamente e con piacere me la porto alla bocca e mi gusto il frutto tropicale. E’ a questo punto che mi accorgo che sto in effetti mangiando una banana a colazione mentre un tizio mi sta succhiando il cazzo. Trovo la cosa talmente ridicola e mi scoppia da ridere a bocca piena. Più ci penso e più rido. Ma la cosa che più mi sorprende è il mio totale disinteresse e l’indifferenza per il tizio che in questo momento si sta prodigando a farmi un signor pompino. “Ok bello, vuoi il mio bischero in bocca? Tieni, ciuccia. Mentre io mangio.”

Con la destra tengo la banana e la sbocconcello mentre con la sinistra sulla testa del tizio, spingo sempre più giù fino ad arrivargli in fondo alla gola. Gli dico che sto gustandomi la banana. Lui si stacca da me, mi osserva brevemente, mi dice che c’è sempre una prima volta per tutto e riprende il suo lascivo pompino.

Getto la buccia sul pavimento, mi metto le mani sotto la testa e allargo ancora di più le gambe. Il tizio si prodiga in svariati modi di succhiare, risucchiare, leccare, lappare. Dopo una decina di minuti, forse anche meno, sento l’orgasmo salire sempre più impetuoso e incontenibile. Lo avviso che ci sono quasi. Poi con una espressione di rauco piacere mi stacco dal tizio e gli spruzzo a fontana sul viso i miei umori, biancastri gelatinosi e appiccicosi.

Senza tanti fronzoli, gli allungo della carta per ripulirsi. Ci rivestiamo e scendiamo al piano di sotto. Usciamo in cortile nella fredda atmosfera invernale, carica di umidità e avvolta dalla nebbia. Ogni cosa appare grigia, come sospesa in un silenzio soffice che attutisce ogni suono. I rami nudi degli alberi svaniscono nel bianco lattiginoso dell’aria. L’aiuola che avevo lavorato il giorno prima è sistemata con cura, la terra scura ancora bagnata. Il cancello si apre come un passaggio tra le edere lucide di rugiada: lo spingo lentamente, faccio uscire il tizio e il lieve cigolio si perde nell’immobilità del mattino.
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